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La seconda vita di Villa Mirabello

La Casa per Ciechi di guerra della Lombardia

1917: tempo di guerra, con il suo triste corollario di morti e di feriti. Il professor Francesco Denti, Direttore dell’Ospedale militare delle Orsoline, si prendeva cura dei soldati che provenivano dal fronte e compativa soprattutto, tra le tante mutilazioni, la privazione del grande dono della vista. Attrezzò quindi presso l’Ospedale una piccola scuola-laboratorio in cui, durante la convalescenza, i ciechi di guerra venivano intrattenuti e addestrati a semplici lavori manuali. Si crucciava però al pensiero delle tristi condizioni in cui queste vittime della guerra si sarebbero trovate ritornando a casa, per la mancanza di un sostegno economico, della necessaria assistenza e della possibilità di impiegare utilmente il loro tempo.

Nella mente di Francesco Denti nacque perciò l’idea di una Casa in cui i ciechi di guerra potessero trovare ospitalità e opportunità di impiego. Il 4 ottobre 1917 l’idea prendeva la forma di un appello agli Enti e ai cittadini milanesi, pubblicato sul giornale “Il Secolo” con il titolo “Un dovere nazionale da compiere”. Milano rispose con la consueta generosità: diverse banche, insieme ad alcuni privati, finanziarono l’acquisto di Villa Mirabello, che all’epoca era di proprietà della Società Anonima Quartieri industriali Nord Milano, per destinarla allo scopo proposto dal Denti. Ripristinata e adattata alla sua nuova destinazione, Villa Mirabello divenne quindi la sede della Casa di Lavoro e Patronato per Ciechi di Guerra della Lombardia, inaugurata il 17 Giugno 1920. Nello stesso anno, grazie alle generose donazioni di Alessandro Corba, fu possibile dare il via alla costruzione di un nuovo padiglione nel contesto della villa.

Don Edoardo Gilardi, cappellano di guerra molto stimato da Francesco Denti, fu il primo Direttore della Casa, composta da un convitto e da una sezione laboratori. Ma l’ospitalità e le commesse di lavoro non furono le uniche risorse messe a disposizione dei ciechi di guerra: venivano infatti istituite borse di studio per i loro figli, molti dei quali furono anche ospitati in colonie marine e montane; venivano inoltre stanziati a loro favore contributi economici per l’affitto di abitazioni, per le spese di matrimonio, per la nascita dei figli; si organizzavano gite e pellegrinaggi; per quelli che non usufruivano del convitto in villa si trovavano commesse per il lavoro a domicilio, fornendo i materiali necessari.

I laboratori della Casa, inizialmente connotati in senso puramente occupazionale, assunsero verso la metà degli anni’90 anche una fisionomia industriale: ai classici lavori di piccola cartotecnica, cestinaggio e vimini si aggiunse infatti un’attività tecnicamente avanzata di riproduzione su nastro magnetico. Si attrezzò una vera e propria sala di registrazione insonorizzata e dotata delle apparecchiature più moderne per l’epoca, dove inizialmente si registravano su cassetta racconti, novelle, libri di ogni tipo ma dove, in seguito, si realizzarono importanti lavori di registrazione e duplicazione di cassette commissionati da diverse case editrici e case musicali: tra le prime Minerva Italica, La Scuola, Mursia, Loescher, tra le seconde Ricordi, RI-FI, ECO, Magnetofoni Castelli. L’età -allora non troppo avanzata- dei ciechi assistiti dalla Casa e una concorrenza ben diversa da quella esasperata dei nostri giorni rendevano possibili e redditizie queste attività, che oggi sono soltanto un ricordo.

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