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Si incontrano all'ora di pranzo. I milanesi e <<tutti gli altri>> da Varese, Lodi, Bergamo. Il bresciano Alvise Taglietti non manca mai. Lui aveva dieci anni quando una bomba a mano gli portò via la vista. <<Ero a scuola, trovai l'ordigno e mi esplose tra le mani>>. Seduto al suo fianco c'è Carlo Grossi. Partigiano in Val Trompia, fu accecato da una pallottola tedesca. Storie di occhi che non vedono più. Perduti al fronte, tra le montagne, o per traigici incidenti. Ce ne sono tante da raccontare a Villa Mirabello, dal 1919 <<Casa dei ciechi di guerra di Lombardia>>. Un rifugio tra via Arbe e viale Zara. Dove chi vive nel buio può mangiare, riposare e trascorrere il pomeriggio con gli amici. <<Ma siamo sempre di meno>>, dicono. Loro che hanno combattuto, che hanno ovuto affrontare un'esistennza fatta di ombre, adesso si sentono più fragili: <<Che ne sarà della nostra casa quando l'ultimo di noi sarà morto?>>.
Ciechi di guerra in Lombardia. Venti anime in tutto, più55 i civili colpiti da bombe, granate e proiettili. Erano ottocento dopo il secondo conflitto mondiale. Da allora Villa Mirabello non ha mai smesso di accudirli e ospitarli. <<Senza chiedere un centesimo a nessuno>>, dice il presidente, Luigi Venegoni. Il segreto è una gestione oculata - al limite del maniacale - e <<nessun debito>>. Ma il problema, nonostante gli sforzi e un consiglio di amministrazione che lotta per continuare a reggersi solo sulle sue forza, resta: <<Tra poco dovremmo fare i conti con il futuro>>.
Ecco il futuro: ospiti in diminuzione in una casa che è un gioiello architettonico sin dal '400. affreschi, chiostri, ritratti d'epoca, un giardino meraviglioso, stanze, loggiati. Non c'è che dire: chiunque, vedendo Villa Mirabello, potrebbe vagheggiare ogni genere di speculazione. <<Ma a noi è rimasto solo questo>>, dicono gli anziani. Si definiscono quelli che non hanno più>>. La vista, certo. Ma <<non è solo quello>>. L'elenco è lungo. <<Non abbiamo più l'accompagnatore di leva: da quando è stato abolito il servizio militare ci arriva un assegno da 800 euro con cui paghiamo chi ci porta a fare due passi. Non abbiamo più amici - quelli amici del buio, tanto più cari perché condividevano con noi ombre e suggestioni - perché il tempo ce li ha portati via. Non abbiamo più le suore, che ci assistevano qui e ci preparavano il pranzo>>. E allora <<lasciateci pensare che questo posto rimarrà sempre nostro>>.
Pranzo di Pasqua, cinquanta persone a tavola, insieme. A parlare del passato, dell'amico medaglia d'oro per la resistenza che non c'è più, dei compagni di una volta. La messa e il raduno alla<<Casa di lavoro e patronato dei ciechi di guerra di Lombardia>>. Una giornata di festa. Pensando anche agli anni che verranno. Idea: trasformare la casa in un ente per la prevenzione delle menomazioni visive. Il progetto c'è già, si chiama <<Salvis>> ed è seguito da esperti di fama nazionale come Milena Cannao. Screening gratuiti per i bambini da zero a due anni, cd per le famiglie, migliaia di brochure informative distribuite nelle farmacie (a spese della casa), un'aula dimostrativa per spiegare ai presidi delle scuole come disporre i banchi e le luci in caso di alunni ipovedenti.
<<Vogliamo portare avanti il nostro mandato morale>>, annuncia il presidente. Ma con quali fondi? <<Ecco il punto: non abbiamo mai chiesto niente a nessuno, ma ora è il momento. Lanciamo un appello a Comune, Provincia, Regione. Ci aiutino a proseguire con la nostra tradizione di assistenza>>. Applausi. Gli anziani ospiti della casa si sentono sollevati. <<Forse, così, il nostro posto continuerà a vivere. Anche dopo di noi>>.
Annachiara Sacchi